NOTIZIE SULLE ORIGINI DI GORRETO ( Saredi Maria Santina ) 

 

 

Tanti anni or sono mi venne il desiderio di approfondire le leggende che avevo sentito raccontare dai miei genitori e da altri gorretesi che a loro volta avevano ascoltato dagli anziani e tramandate da generazioni. Volevo conoscerne la vera storia.

Chiesi al parroco di allora, Don Pietro Fava, il permesso di consultare i documenti conservati nell'archivio parrocchiale e poiché teneva le chiavi del palazzo del principe Centurione gli chiesi di lasciarmi curiosare fra i documenti conservati nella biblioteca del principe, per rendermi conto di quanto ci fosse di vero nei racconti della gente. Purtroppo, alcuni anni dopo, ci fu la necessità di ristrutturare la casa in cui abitavo e con gli altri oggetti di casa furono trasportati altrove anche i miei libri, fra i quali vi era il manoscritto delle mie ricerche che si perdette e non fu più ritrovato.

Ora cercherò di riscrivere le notizie che ricordo e che ho raccolto in registro.

 

Alcune informazioni, non so se attendibili, fanno risalire al secolo XIII le origini di un precedente castello sulle rovine del quale fu edificato nel secolo XVII il palazzo Centurione.

E' certo che il luogo fu oggetto nel Medio Evo delle attenzioni dei marchesi Malaspina che vi costruirono nel XIII secolo un forte (il castello) del quale restano ancora pochi ruderi.

Dagli archivi della Curia di Tortona pare che, nel 1186, Papa Urbano Il prendesse sotto la sua protezione i beni del monastero di Tiglieto fra i quali c'erano i castagneti di Gorreto.

E' di quell'epoca la costruzione del monastero della chiesa di Pissino (la frazione più prossima a Gorreto), della quale rimangono i ruderi.

Pissino, nome ligure da Pizzo (colle, monte), è nominato in un documento del 1250: "Simone di Rovegno chierico della chiesa di S. Maria di Pissino e di S. Andrea di Barchj"1.

Questa chiesa, il cui nome completo era Santa Maria di Loreto, in antichi documenti era ritenuta una delle più antiche della zona. Rovinò per una frana. Ci furono dispute fra gli abitanti di Pissino e quelli di Bertassi. I primi volevano ricostruirla nello stesso luogo e quelli di Bertassi la volevano nel loro paese. vescovo Arese consigliò agli abitanti di Bertassi di costruirsi la chiesa nel loro paese

Pissino era parrocchia nel 1523, ne era parroco Don Colombano De Paoli e dipendeva dalla Pieve di Rovegno (Goggi, storia delle parrocchie della diocesi di Tortona)

Nel 1665 un sacerdote che risiedeva a Barchi serviva Barchi, Bertassi e Pissino (archivio parrocchiale di Casezzano, carte di Gorreto).

Scomparsa la parrocchia di Pissino, questi luoghi passarono alla parrocchia di Campi, come si legge nel Sinodo di Mons. Settala del 1656.

Si inizia a parlare di Gorreto nel 1625.

Prima di allora il paese non esisteva, almeno dove è stato edificato dai principi Centurione, ma sembra che ci fosse qualche casa sopra l'attuale cimitero. Infatti, i terreni che un tempo erano vigne e fasce coltivate e ora sono roveti, portano i nomi "sopra la casa , sotto la casa", "sotto l'orto" …. il che dimostra che qualcuno ci abitava.

Dicono gli attuali proprietari che una volta, dissodando il terreno, s'imbatterono in lastre di pietra e dalla loro posizione deducevano che fosse l'acquedotto che portava l'acqua dal fosso "della Masseria" al forte. Infatti qualcuno ricorda che lavorando il terreno nei pressi del forte s'imbattesse in un luogo che rimbombava come se sotto ci fosse del vuoto, ossia qualche vasca vuota. E' anche probabile che fosse l'acquedotto delle case che c'erano lì (supposizioni).

I terreni che appartenevano prima agli Obertenghi passarono ai marchesi Malaspina (ramo "dello spino secco”) che possedevano il marchesato di Orezzoli e i feudi di Tartago, Campi ed altri, cioè tutto il territorio sulla riva sinistra del fiume Trebbia. Il forte era stato costruito come avamposto per la difesa.

In quell'epoca la riva destra del fiume Trebbia apparteneva ai Principi Doria che avevano dei piccoli castelli a Ottone, Fontanarossa e i forti di Croce e Garbarino.

Lungo la riva destra, attraverso i boschi, passava l'antica strada Romana del fondo valle che portava da Piacenza a Genova.

La vera storia di questa parte della VaI Trebbia incominciava solo nei primi secoli dopo il mille.

(Note di G.Scognamiglio a cura della camera di Commercio di Piacenza, VaI Trebbia e VaI d'Aveto. Storia della VaI Trebbia a cura di G.Scognamiglio e G.Macellari).

In quel tempo vi si erano stabiliti i Malaspina che avevano ottenuto dall'imperatore Federico Barbarossa una nuova sanzione sovrana nel 1164 che infeudava Obizzo Malaspina di tutto ciò che già gli apparteneva in VaI Trebbia e altrove e nominò per la prima volta le località Trebbiensi. In seguito alla prima divisione del 1221 tra i due rami della famiglia Malaspina (Spinosecchi e Spinofioriti) toccò alla parte dello Spinosecco la riva sinistra del fiume.

Nelle ulteriori divisioni dell 1266 tra i figli di Corrado l'antico toccava a Morello capostipite della linea detta di Mulazzo e la riva opposta ad Alberto, capostipite della linea di Pregola.

I Malaspina di Mulazzo il 30 aprile 1390 addivenivano alla spartizione dei castelli e dei possessi di VaI Trebbia, VaI Staffora e VaI Borbera fra i membri del Casato (come dalla copia dell'atto di divisione 30 aprile 1390 rog. Lancillotti Marcheselli Mulazzo - archivio di Stato di Genova, paesi 351 busta numero 7 gentilmente favoritami del signor Giovanni Ferrero di Genova).

Un ramo dei Malaspina di Pregola ebbe i feudi di Fontanarossa, Alpe, Artana e Campi.

Il primo di questi fu ceduto nel 1589 ai Centurione Scotti che cominciarono così a formarsi un dominio in VaI Trebbia.

Il feudo di Campi tu ceduto ai Centurione nel 1634 dall'ultimo marchese Malaspina Carlo Morello che abitava ad Alessandria.

Nella seconda metà del 1600 Luigi Centurione fece costruire il palazzo di Gorreto.

La famiglia genovese dei Centurione appare nel secolo XIV. Uno dei primi ricordati dalla storia è Adamo Centurione, banchiere dell'imperatore Carlo V, la cui figlia Ginetta sposò il nipote del doge Andrea Doria Gianettino che morì giovane in battaglia lasciando un figlio Gian Andrea ed essendo morto anche il principe Andrea Doria, il Centurione diventava tutore del nipotino.

Un Giovanni Centurione che dal doge Antonetto Adorno ebbe il comando di una spedizione contro Tunisi nel 1550 e Giorgio Centurione nel 1604.

La famiglia che aveva già avuto in Spagna e nel Medio Oriente fondachi e larghi commerci, in Genova erano ricchissimi banchieri.

Uno dei Centurione Scotto ebbe a Lisbona un'azienda commerciale di cui fu agente Cristoforo Colombo.

Un discendente della famiglia, Carlo, acquistò dall'imperatore Ferdinando nel 1651 il titolo di Conte Palatino e di Principe del Sacro Romano Impero che i discendenti portano ancora.

È in quest'epoca che Carlo Centurione compera dai marchesi Malaspina del Ramo secco i territori di Campi, Gorreto, Fontanarossa, ecc... Ottiene anche dall'imperatore la facoltà di battere moneta in Campi di VaI Trebbia.

Gorreto prende il nome da gurin (vimini).

È di fatto un luogo basso alla confluenza del fiume Trebbia e del torrente Dorbera e vi crescono abbondanti i vimini.

Circondò il castello di mura e vi costruì una bella chiesa, la dotò e la fece dichiarare Parrocchia col titolo di "Priori amovibile ad nutum riservando alla propria famiglia il diritto di patronato. Assegnò pure l'abitazione del Priore nel proprio Palazzo.

La chiesa fu consacrata dall'arcivescovo di Genova Maricio nell 1786, nello stesso anno furono pure consacrati l'oratorio di Santa Maria Assunta di Pissino e l'oratorio di San Francesco nel palazzo principesco.

Legge con cui la Repubblica Ligure elenca per la prima volta nel 1797 le sue 752 località che ancora possedeva.

Il territorio della Repubblica ligure era diviso in 20 giurisdizioni e in 156 cantoni.

La decima giurisdizione dei monti liguri orientali confinava col bobbiese, col piacentino, con la Lombardia, col Golfo del Tigullio e coi monti liguri occidentali, era divisa in 11 cantoni. Secondo cantone: Gorreto, Fontanarossa, Barchi, Bertassi, Bertone, Alpe, Campi, ecc... Matteo Vinzoni di Panfilo colonnello e brigadiere della repubblica genovese (Levanto 1690-1773), cartografo, estrae dalla carta generale del fiume Trebbia la carta corografica del marchese di Pregola contenente il fiume Trebbia dalle sorgenti fino a Bobbio con i suoi affluenti (raccolta I cartografica dell'archivio di Stato di Genova - Gorreto 1715) assegna al Principe Centurione Campi, Gorreto, ecc..., e definisce Gorreto "Borgo murato" raffigurato dall'angolazione formata dall'incontro del torrente Dorbera e del fiume Trebbia.

Vi si distinguono la torretta dominante, il castello e il borgo e dal lato di Bobbio il Baluardo porta presso l'attuale targa confinaria (demolita).

Nella relazione di T.O. De Negri 1959 erano menzionati i documenti della prima missione compiuta da Matteo Vinzoni non direttamente per il serenissimo governo ma per le famiglie illustri cittadine per le "differenze" degli eccellentissimi principi Doria e Centurione in VaI Trebbia.

Si trattò di fare un disegno dei confini fra i feudi Doria e Centurione fra Ottone e Campi lungo la costa della Cavanna tra Trebbia e Borreca e una carta geografica del corso dal Trebbia con segnati i singoli feudi in una visione concentrica e quasi zenitale come da un belvedere insigne che le carte d'archivio indicano inequivocabilmente nel monte Alfeo che il Vinzoni ha scalato nel 1715.

In una lettera al padre egli racconta come "arrivato a Gorreto sguazzato il fiume, sia salito in una falda del monte Alfeo verso ponente per osservare la "marca" dallo stesso monte dalla parte di Gorreto e poi ancora da una costa sopra Garbarino per delineare l'altra falda di sud-ovest monte in prospettiva e quindi, poco lontano su un altro colle per disegnare l'altra falda ossia prospetto del sud; quindi il giorno dopo salito su un colle detto "Pracò" a piedi, camminando e misurando il colle finchè piogge torrenziali gli impedirono il rilevamento ed egli ne approfittò per "poner in netto" quello che aveva disegnato nei giorni precedenti e scese a Gorreto per finire il disegno generale del fiume Trebbia.

La lettera prosegue narrando il ritorno anticipato in città per la morte del principe Luigi Centurione.

Il rilevamento era compiuto e lo presentò ai committenti che ne furono soddisfatti.

Come ho detto la più antica rappresentazione in pianta del tracciato della cinta muraria che avvolgeva e in parte avvolge tutt'ora il paese è dovuta al succitato cartografo Matteo Vinzoni.

(carta generale del corso del fiume Trebbia scala grafica di miglia 2 a mm 135. Tale raffigurazione coi borghi viciniori è redatta in due diversi ingrandimenti).

Nel 1717 Gorreto dipendeva dal commissariato di Campi del Principe Centurione mentre gli altri borghi dipendevano dai commissariati del Principe Doria e del Marchese Spinola.

Commissario del Centurione Giovanni, Vincenzo Bianchi,  accompagnò il Vinzoni nei diversi rilevamenti e misurazioni.

Per una migliore lettura della raffigurazione cartografica bisogna tener presente che nel 1717 a Gorreto non c'era il ponte e conseguentemente sguazata la Trebbia”, dice il Vinzoni trovo Gorreto del Signor Principe Centurione inoltre il paese è racchiuso tra il torrente Dorbera e il fosso della Masseria che è al confine Liguria-Emilia segnato sulla pianta con una riga nera.

Il vertice del triangolo è rappresentato dal forte che i gorretesi chiamano il "castello" che è collegato al palazzo da una strada che scende verso la chiesa.

La base del triangolo è rappresentata dal muro che divide il paese dal fiume Trebbia.

Anticamente la base era rappresentata dal muro dell'orto che aveva ai fianchi le porte del borgo.

La strada del forte (castello) era interrotta da un vecchio edificio, attraversato da una lunga scalinata che portava alle vigne sopra al palazzo e attraverso una porticina verso nord est che portava a Campomezzano nei castagneti del Principe.

Appena sotto il forte c'era un edificio che conteneva delle vashe di pietra per la concia delle pelli una di queste è attualmente la vasca della fontana della Fornace.

Il palazzo era veramente da principi e il borgo ha una bella chiesa e begli edifici che avevano nei piani terreni tutti gli opifici occorrentia fare di Gorreto una "città stato indipendente”.

Infattii possedeva una cartiera, la “feteria” (conceria), lo “sciugante” (seccatoio), la zecca, il “fuIIo” per la cardatura della lana, la filanda, il mulino e il maglio che esistono tutt'ora, le fornaci per la cottura dei mattoni, il fosso (beio) che portava l'acqua per il mulino e il maglio e che d'estate era usata per irrigare i campi coltivati e gli orti.

In mezzo al paese c'era il giardino del principe circondato da mura.

Ricordo di aver visto nell'atrio del palazzo un grande quadro dove era raffigurato il borgo com'era nel 1700.

Nelle mura si aprivano tre porte grandi: due verso il Trebbia (una vicino alla casa dei Botto, una dove ora è il negozio di alimentari) e una vicino al maglio che portava verso la Masseria.

Le tre porte piccole si aprivano verso i campi e i boschi: una sopra il vecchio cimitero, una all'inizio dell'antica conceria verso il Dorbera e quella che ho già citato, sotto il forte, verso Campomezzano e verso il condotto dell'antico acquedotto.

Dalla porta di nord-est vicino al maglio partiva un pergolato d'uva sostenuto da pilastri lungo più di 200 metri che arrivava alla Masseria e due fornaci per la cottura dei mattoni.

Gli archi delle porte esistevano ancora quando io ero una ragazza poi, essendo pericolanti furono demoliti.

Sopra il palazzo dove ora c'è la pineta c'era una vigna e una costruzione grande dove forse vi erano gli uffici dell'amministrazione o la sede della guarnigione.

Infatti gli antichi gorretesi chiamavano quel luogo "i defizi" ossia gli uffici come chiamavano le case per distinguerle: il fullo, la “feteria” (conceria), lo “sciugante” (seccatoio), ecc……

In alto e Io ricordo anch'io, c'era il pastificio; adesso ci sono degli edifici moderni che non si sa bene a cosa servono.

Attualmente il castello e il palazzo vanno in rovina e se non sarà preso provvedimento fra pochi anni vi rimarranno solo dei ruderi.

La raffigurazione in pianta delle mura di Gorreto ed in prospettiva parziale del Palazzo Centurione e della chiesa di Santa Caterina inserita nella carta Vinzoniana di cm 61X134 è conservata nell'archivio di stato della città di Genova.

 

Dal dizionario dei predicati:

La famiglia genovese dei Centurione Scotto appare nel secolo XIV.

Uno dei primi ricordati è Adamo Centurione.

Giovanni Centurione ebbe dal doge Antonetto Adorno il comando di una spedizione contro Tunisi nel 1550.

Giorgio Centurione ricordato come ricco banchiere nel 1604.

La famiglia che aveva già avuto fondaci in Oriente aveva anche larghi commerci con la Spagna.

Ebbero il titolo di Principe del Sacro Romano Impero nel 1654.

Furono:  marchesi di Morzasco, di Castelnuovo Scrivia nel 1783, di Torre, di Campi e di Gorreto nel 1621, di Zerba nel 1710.

 

Conte Palatino e conte di Visone nel 1654. Patrizio di Genova. Arma d’oro alla banda scaccata con tre fili d'argento e di rosso alla punta innestata di azzurro al becco elevato d'argento.

 

Stemma: aquila bicipite.

Ultimo Centurione Scotto: Giulio di Vittorio.

Figli: - Vittorio deceduto in giovane età.

- Isabella andata sposa al marchese Tornelli di Borgolavezzaro di Novara.

         - Maria sposata De Ferrari

 

Paese di origine: Genova.

 

 

Il titolo alla morte di Giulio Centurione è passata al ramo cadetto della famiglia.

Nota: si ha notizia di una famiglia Centurione che avendo preso parte alla prima crociata aveva avuto dalla repubblica la facoltà di gestire un fondaco a Giaffa a partire dal 1200...ma come nobili i Centurione appaiono soltanto nel XIV secolo.

Altre notizie è possibile richiederle alla Parrocchia di Carezzano.

Mi sono valsa nella stesura della storia di Gorreto delle ricerche fatte nell'archivio storico della città di Genova.

Prima che il Palazzo fosse svuotato dagli arredi e chiuso, venne tolto da sopra il portale, Io stemma Imperiale in pietra con l'aquila bicipite; lo stemma del principato. Sul lato sinistro del Palazzo nel muro di sostegno della strada c'era un antico mascherone che fungeva da fontana.

La chiesa parrocchiale di Gorreto è titolata a santa Caterina da Siena. (storia delle parrocchie della diocesi di Tortona).

Nel 1681 il Principe erse la bella chiesa che dotò e fece dichiarare parrocchia col titolo di "Priori" amovibile ad nutum riservando alla propria famiglia il diritto di patronato e assegnò l'abitazione del Priore nel proprio palazzo.

La chiesa fu consacrata dall'arcivescovo di Genova Maricio nel 1786 nello stesso tempo furono consacrati pure gli oratori di San Francesco nel Palazzo e di Santa Maria Assunta in Pissino. Diocesi di Bobbio: guida ufficiale per l'anno 1961: Gorreto titolare Santa Caterina da Siena festa il 30 aprile.

Parrocchia passata dalla diocesi di Tortona a quella di Bobbio nel 1953.

La chiesa era stata riconsacrata nel 1923.

Oratori:

1)            San Vincenzo a Garbarino;

2)            Beata Vergine del comune di Bertassi;

3)            Beata Vergine Assunta a Pissino

Prima della consacrazione nel 1923 era stata effettuata la visita patronale di rito. In quell'occasione il prelato Simone Pedri Grassi aveva eseguito la ricognizione della reliquia.

 

1(Ferretto - Voi. Il pag. 156

 

 

 

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