Il paese dei nonni d'Italia, «Noi, salvati dall'orto»

Gorreto (GE)

Articolo tratto da Il Secolo XIX del 15/12/08

Giuliano Zanardi ha 19 anni, Ivo Perin 17, Attilio Valla 16... E via così, l'età si calcola a partire dal collocamento in pensione, fa meno malinconia e sa in qualche modo di rimborso. Certo: sarebbero entrate da fame, se non ci fosse l'orto. Certo: non cambia niente e si muore lo stesso, è toccato anche al sindaco che ne aveva solo 15 (ma per l'anagrafe erano 80).
Gorreto è il comune più anziano d'Italia, con il 58,8% di abitanti oltre i 65 anni. L'indice statistico di vecchiaia è 2.666, dieci volte quello di Genova, che non è una città giovanissima. Gorreto è l'ultimo paese settentrionale della provincia di Genova, a duecento metri ci sono Ottone e il confine con Piacenza, e dall'altra parte cambia tutto. Venti bambini contro tre, scuole elementari e medie contro il nulla, il supermercato contro un negozietto di alimentari che la domenica chiude perché il prete (anche lui) non è più di questo mondo e il sostituto deve saltabeccare fra le troppe parrocchie dell'Appennino, celebrando la messa festiva a Gorreto solo nel tardo pomeriggio: e siccome senza messa i fedeli-consumatori non vanno in piazza, il titolare del negozietto preferisce andarsene per funghi.
Certo il paesino è delizioso, circondato dai boschi di castagno e con il Trebbia che è ancora montano e maschile (solo in Emilia raggiunge la maturità fluviale e diventa femmina, la Trebbia). Ci abitano in 124, che con i villeggianti estivi diventano 600, ci sono sette frazioni, il cielo è sempre terso per un fortunato gioco di correnti e l'atmosfera è quella d'altri tempi: c'è ancora l'insegna del Fascio di Combattimento, scolorita, e sui muri è scolpito il livello raggiunto dall'acqua durante l'inondazione del 1953.
«Sono d'altri tempi anch'io», sospira Attilio Valla dell'omonimo e chiuso ristorante con camere al secondo piano, piatto della casa i ravioli al sugo di cinghiale: «Ho tre figli che vivono a Genova, io sono restato qui. Prendo 750 euro di pensione. Mia moglie 440. Se non avessimo messo qualcosa da parte saremmo già morti di fame».
Sotto le querce della piazza principale non c'è nessuno, ma i manifesti della Pro Loco annunciano la sagra della patata. «Io ho lavorato quarant'anni, lei di più. Andava a fare le campagne del riso, in Lomellina o a Vercelli, fin da quando ne aveva quattordici. Poi ha continuato a versare le marche».
Passa con la sua Panda Ivo Perin, ex gommista di 83 anni, accanto la moglie Antonietta Ferrando: «Cinquant'anni in officina, 550 euro al mese. Ho fatto studiare la figlia che adesso è dietista, sono riuscito a risparmiare qualcosa, meno male che c'è l'orto». Lo sa, il signor Ivo, che è considerato una non risorsa? O addirittura un parassita, secondo moderne scuole di pensiero? «Che me lo vengano a dire in faccia e poi vediamo».
Ecco Francesco Farinelli, 80 anni, elettrauto in pensione da 19, al fianco la moglie Lina Maria Piva: «Guardate, la colpa è sempre del governo». Fine delle comunicazioni.
Ecco Giuliano Zanardi, 84 anni, due figli sistemati e una casetta in frazione Alpe: «Ho lavorato per una vita nei traslochi. Ora dovrebbero traslocare me, almeno ogni quindici giorni, dal dottore. E invece siamo lasciati soli».
Il vicesindaco reggente Giorgio Montignani dice che il comune fa quello che può. Che ha già speso uno sproposito per installare le telecamere contro i ladri,â??«ci sono stati dei furtarelli e la gente isolata ha paura». Del resto: il bilancio comunale non supera di molto i duecentomila euro l'anno, ogni emergenza - la neve, la pioggia, una frana, il freddo particolare di una determinata stagione - può diventare un dramma.
In municipio è rimasto un impiegato solo e deve fare tutto, dalle fotocopie agli interventi straordinari di manutenzione stradale. Gentilissimo, offre i depliant di un paese che dovrebbe e potrebbe puntare tutto sul turismo d'élite. Arrivano due muratori da Milano. Uno si chiama Domenico Caputo ed è in pensione dal 1983: «Venticinque anni, quest'anno. Una vita alla Breda, quarant'anni di contributi regolarmente pagati, adesso accompagno il figlio e se posso gli do una mano». Sa il signor Domenico che è nel paese con la più alta concentrazione di pensionati d'Italia? «Non lo immaginavo. Quasi quasi mi ci trasferisco».
Ci si è trasferita dalla Romania Dana Parfene, per adesso, un bambino di 7 anni che si chiama Giorgio e un marito italiano che fa il muratore anche lui. Bella ragazza: «E qui si sta benissimo. Anche se io gravito su Ottone, ormai ho anche la casa là. Qui gestisco il bar».
Uno dei due bar. In realtà Gorreto vanta un'associazione pescatori con i fiocchi, una Pro Loco feconda d'iniziative, un personale politico che si alterna fra destra e sinistra - Montignani è di Forza Italia - e dunque stimolato a fare bene.
Da queste parti si è trasferita anche Elisabetta Scarpini, giovane milanese, «ho perso il lavoro e non potevo restare con pochi soldi nella grande città. Qui almeno posso pagare l'affitto». Pensionati e disoccupati, a Gorreto? Giuseppe Mangini, 75 anni, contadino: «In realtà nessuno di noi va davvero in pensione. Chi ha l'orto, chi tiene la mucca e fa il formaggio, chi fa piccoli lavoretti nei comuni emiliani dove c'è ricchezza».
Certo è sopravvivenza, non è un caso che i quattro cimiteri - fra il capoluogo e le sette frazioni - abbiano da tempo finito i posti disponibili.

  

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